In questa pagina trovate informazioni e notizie legate principalmente alla mia attività di regia documentaria e cinematografica, ma anche scritti, riflessioni, diari di viaggio, appunti.

Le paure di Salvini

Gli incubi del forse futuro Ministro degli Interni

Tra poche ore Matteo Salvini sarà Ministro degli Interni. 
Forse.
Non era esattamente il suo sogno, perché sa bene che lì ultimamente ci si brucia.
Era meglio fare il premier ed esporre qualcun altro.
Ultimamente lì ci si brucia perché proprio lì bisogna avere a che fare esattamente con il tema che ha trasformato Salvini in un leader e che lui ha saputo ben sfruttare, l’immigrazione.
Non essendo stupido sa bene che una cosa è sfruttarlo e altra è provare a gestirlo.
Così penso ancora che se potrà cercherà di evitarlo. 
Ma forse non ci riesce.
La paura di Salvini è molto semplice da spiegare.


INCONTRO CON MINISTRO MINNITI - febbraio 2017

Roma, 16 Marzo 2018

Ecco qui finalmente qualche riga sull’incontro avuto con il Ministro Marco Minniti a fine febbraio.

Sono stato ricevuto nel suo studio personale alle ore 12.30 e sono uscito alle 14.45.
Siamo rimasti soli per tutto il tempo.
La sintesi delle sue posizioni che ha provato a spiegarmi con precisione è che per costruire vie regolari di migrazione e corridoi umanitari di fuga è prima necessario fermare i trafficanti e togliere alle tribù libiche il rischio di farsi coinvolgere dal business del traffico stesso.  Gli ho espresso la mia opinione, ossia che mi sembra difficile se non impossibile fermare davvero i trafficanti finché non ci saranno altre vie per migrare e viaggiare se non quelle illegali. 
Lui ha ribadito che quello sarà il passaggio successivo del suo programma, se avrà occasione di svilupparlo, ma che prima vanno individuati e arrestati i trafficanti. 
Io allora ho chiesto ...



BEAUTY - il suo destino è il nostro.

Perché non possiamo più aspettare ad agire.


Potremmo spendere pagine e pagine per alzare il nostro urlo di dolore per Beauty e per tutte e tutti i Beauty vittime della Fortezza Europa. Sarebbe giusto e necessario.
Ma siamo arrivati ad un punto tale per cui indignazione e domande non bastano più.
E’ arrivato il tempo delle alternative e delle risposte.
Mi rivolgo a tutti gli esseri umani che non accettano di vedere la propria condizione umiliata da scelte politiche che ci costringono ad accettare conseguenze disumane.
Mi rivolgo a tutti coloro che vogliono reagire a questo ordine delle cose.
A chi sente vibrare la pelle e tremare il cuore quando pensa che noi stiamo accettando la morte di madri incinte, bambini, ragazzi e ragazze che stanno commettendo l’unico errore di volersi muovere e che spesso devono muoversi.



Dobbiamo avere la forza di immaginare e proporre un sistema diverso, che non abbia come inevitabile conseguenza l’umiliazione dell’umanità e la violazione delle vite e dei diritti.
Perché oggi il sistema “democratico” con cui la questione migratoria viene gestita prevede strutturalmente queste conseguenze.
I gendarmi francesi che hanno riportato indietro Beauty non verranno processati.
Hanno agito secondo un ordine operativo ben preciso.
Così come i militari e i funzionari italiani che gestiscono le operazioni sul confine libico non verranno processati. 
Nemmeno conosciamo i loro nomi.
Agiscono per far funzionare le cose come le istituzioni chiedono loro e come l’opinione pubblica accetta che funzionino.
Allora adesso spetta all’opinione pubblica costruire altre risposte.
Risposte che abbiamo il coraggio di non parlare di “diritti dei migranti”, perché tale definizione tematica costituisce un ghetto mediatico, che ci sta allontanando dal centro della questione.
Dobbiamo mettere al centro la nostra dignità comune, il coraggio di non rinunciare a principi di civiltà che continuiamo a ritenere fondamentali nelle nostre vite ( o siamo pronti ad essere detenuti o uccisi anche noi perché vogliamo viaggiare?).
Dobbiamo mettere al centro la giustizia sociale, quella che prevede che le ricchezze vanno distribuite verso chi ne ha bisogno, al di là delle proprie origini etniche, e che i privilegi e le furbizie fiscali non vanno invidiati, ma combattuti.
Dobbiamo mettere al centro i principi di solidarietà, che non significa essere caritatevoli con i poveri, ma distribuire fatiche e vantaggi, impegni e diritti in modo equo in diversi territori, senza proteggere luoghi di elite e schiacciare periferie a cui affidare tutti i pesi sociali.
Dobbiamo mettere al centro il diritto alla mobilità, alla scelta personale di raggiungere un luogo dove c’è qualcuno che ti aspetta o dove sai che c’è lavoro o dove hai voglia di studiare, facendo diventare questo diritto un perno di cambiamento dell’ordine delle cose, con il coraggio di farlo diventare principio capace di guidare scelte pragmatiche di gestione del fenomeno migratorio che riguarda le vite di tutti noi (alzi la mano chi fa parte di una famiglia dove tutti sono stati o sono “a casa sua”).
Dobbiamo insomma avere il coraggio insieme di studiare e avanzare proposte.
Partendo dai territori e puntando ad incidere a livello europeo.
Come? Con un partito nuovo? Nossignori, con un movimento di opinione, di azione e di pressione sociale.
Non un movimento per i migranti.
Un movimento per la dignità umana e la giustizia sociale di tutti noi.
Non dobbiamo aiutare i migranti, dobbiamo toglierci da questo imbuto maledetto che ci costringe ad accettare la morte di Destinity come conseguenza strutturale della nostra protezione. Nostra di chi? Quale protezione?

Il Forum Per cambiare l’ordine delle cose sta crescendo ed è ben altra cosa rispetto al mio film.
In dieci città si sono riunite decine di persone che hanno dato vita ai Forum Territoriali.
Ognuno ha eletto un rappresentante che fa parte del coordinamento nazionale insieme ai rappresentanti delle organizzazioni che hanno fatto nascere il Forum (MSF, Amnesty International, Naga, Banca Etica, ZaLab).
Il coordinamento nazionale si è messo in contatto con movimenti europei che hanno gli stessi scopi.
Stiamo costruendo una mobilitazione europea in questa direzione che da maggio a fine anno cercherà di far crescere idee e proposte. 

Molte persone che fanno parte di questo percorso sono operatori dell’accoglienza, educatori, assistenti legali, mediatori interculturali, perché agendo da anni su questo territorio conoscono bene la situazione e ne comprendono le tragiche dinamiche. Ma anche tanti cittadini semplici si stanno unendo al percorso.
Se abitate nelle città dove il Forum già esiste (Milano, Verona, Bolzano, Padova, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Caserta, Potenza) prendete contatti e partecipate agli incontri che nelle prossime settimane prepareranno la mobilitazione europea.
Se nella vostra città il Forum non si è ancora formato potete farlo voi direttamente.
Scrivete a percambiarelordinedellecose@zalab.org e vi daremo le informazioni necessarie.

Invito anche le ONG, associazioni, organizzazioni sindacali, cooperative interessate al percorso di aderire. Ma non ci basta un’adesione formale, non raccogliamo firme on line, costruiamo azioni e percorsi off line, città per città verso il cuore d’Europa. Quindi vi chiedo o di nominare un vostro rappresentante che partecipa al coordinamento nazionale stabilmente (se siete un’associazione nazionale) o di prendere contatto con i Forum territoriali o di aiutarne la nascita se ancora non ci sono.

Non serve proiettare il mio film.
Qui si parla di tutt’altro.
Io continuerò a fare film, raccontare storie e fare domande scomode. E’ il mio lavoro e la mia passione.
Ma dopo anni di incontri, dibattiti, discussioni ora è arrivato il tempo dell’azione comune e della proposta.
Se no saremo sempre solo capaci di fare post di indignazione su Facebook ed è assolutamente inutile, perché su Facebook vincono le parole d’ordine e le parole d’ordine fanno vincere i signori della paura o ci costringono agli slogan umanitari, che non sono ciò che ora ci serve.

Proviamoci tutti insieme e subito, se la dignità umana ci sembra ancora un principio importante.

Andrea Segre

Corridoi di Natale: essere buoni o essere cattivi?


UNA PROPOSTA PER USCIRE DA QUESTO IMBUTO
Se quello delle migrazioni è il fenomeno epocale dei nostri giorni, serve forse il coraggio di proporre un cambiamento epocale. 

Sarebbe troppo semplice e scontato criticare le foto di Minniti con i bambini africani e gli aerei militari alla vigilia di Natale. Si potrebbe farlo a partire dai numeri, 167 “salvati” su oltre 17mila respinti, o sui tempi, perché aver avviato i corridoi con oltre 4 mesi di ritardo, o sui costi, almeno 400milioni di Euro l’operazione Libia fin qui (ma la cifra è inesatta, perché in gran parte segretata). O si potrebbe criticarlo anche da destra: ora li fai venire in aereo, quanto costano sti corridoi mentre i nostri figli non hanno lavoro etc. etc.
Ma sarebbe davvero banale.
Credo sia più importante capire da dove nasca questo tentativo del centro-sinistra europeo, di cui Minniti e Gentiloni sono alti rappresentanti, di tenere insieme sicurezza, impegno militare e animo umanitario.

OSSESSIONE SICUREZZA, L'ERUOPA IMPLODE



Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano del 1 Aprile 2018



I nodi vengono al pettine. Il sistema di sicurezza europeo contro i migranti produce l’implosione dell’Europa stessa. I francesi, così come gli austriaci o i tedeschi, non si fidano della nostra capacità di controllare i confini e non solo li chiudono, ma entrano nel nostro territorio a fare ciò che pensano dovremmo fare meglio. E’ esattamente quanto noi pensiamo sia giusto fare in Libia, Tunisia, Albania... Ascoltate queste frasi: “Non abbiamo spazio, dobbiamo fermarli prima della frontiera”. “I Paesi di transito devono tenerseli, perché non possiamo subire noi tutto il peso dell’accoglienza.” “ Le porte d’ingresso vanno controllate e se non lo fanno loro dall’altra parte lo faremo noi per loro.” Chi le dice a chi? I francesi a noi? Noi ai libici? I greci ai turchi? O gli ungheresi ai greci? Il gioco al rimpallo è infinito. La fiducia si sfalda progressivamente. L’unico principio è: “non qui da noi, devono stare dall’altra parte, non importa come e dove”. Il collasso di questo sistema è dietro alle porte. E le conseguenze possono essere moto gravi anche per “noi cittadini di serie A”, non solo per quegli “sfigati di migranti”. Il passo successivo è evidente: beh allora chiudiamo tutto e anche i vostri figli col cavolo che vengono a fare i camerieri a Parigi o Londra. A quel punto cosa farà Salvini? Dichiarerà guerra a Parigi e Londra? Mai dire mai.
Esiste un’altra strada?
Se usciamo dal panico emotivo mediatico, capiamo che il vero tarlo del sistema è legato proprio all’eccessiva sicurezza. Abbiamo deciso che la strada necessaria era aumentare i controlli. Stiamo spendendo decine di miliardi in sistemi di respingimento che eliminano alla base il dialogo con la soggettività del migrante. Non sei nessuno, sei un numero e come tale sei di troppo, quindi rimani fuori. Siccome ti ostini a non voler rimanere fuori allora spendo miliardi e ti schiero contro polizie e eserciti. E intanto dico ai miei cittadini che tu devi stare fuori perché non ci sono soldi per tutti. E loro tutti, o quasi, mi credono.
Se invece investissimo soldi (probabilmente ne servirebbero di meno) per mediatori internazionali  e non soldati, capaci di parlare con il migrante in partenza e chiedergli cosa vuole fare, dove vuole andare e prevedere un numero sostenibile di visti di entrata regolari e controllabili, che riducano la pressione e blocchino il circuito folle che ci sta portando al collasso?
Libereremmo economie legali e virtuose, oggi risucchiate da trafficanti e polizie, e magari scopriremmo che ci sono esseri umani che hanno fratelli, amici da raggiungere. Che hanno posti di lavoro. Che sanno dove andare a vivere. Che non vogliono chiedere asilo e rimanere parcheggiati in inutili centri di accoglienza, ma studiare e lavorare. O anche semplicemente amare, che nella vita non è né brutto né pericoloso. E saremmo così anche più capaci di dare protezione a chi ne ha bisogno, senza violare corpi e diritti come stiamo quotidianamente facendo.
Da alcuni mesi Il ForumPer Cambiare l’ordine delle cose sta promuovendo questa e altre proposte. Chi ne è incuriosito può unirsi a questo percorso.

LA TERRA SCIVOLA: il mio primo romanzo

In più di dieci anni di vita a Roma Est, tra Pigneto e TorPignattara, ho camminato, respirato, vissuto e alla fine ho sentito il bisogno di raccontare, un romanzo, una storia di vite che si perdono, partono, ritornano, si sfiorano, soffrono e poi forse capiscono, ma anche no, che nella vita non è sempre necessario capire, a volte è sufficiente lasciarsi scivolare, come in un ballo greco o sul bordo di una voragine romana.

Domani, giovedì 23 Novembre, esce nelle librerie il mio primo romanzo LA TERRA SCIVOLA edito da Marsilio. Domenica 26 alle 17.30 lo presento a Roma al Centro Miguelim di Asinitas Onlus (Via Policastro 45) con Christian Raimo, Igiaba Scego e Anita Carpioli.


Un grande buco, una voragine, si apre una notte, silenziosamente, in una strada di Torpignattara, a Roma, proprio di fronte al condominio dove abitano Francesca e Yasmine. Francesca viene da Padova e occupa l’appartamento di sua zia Ada, che sta male ed è in ospedale: è scesa a Roma per poterla finalmente conoscere, prima che sia troppo tardi.

OLTRE IL SILENZIO, CONTRO L'ODIO

Cosa stiamo facendo in Libia…e in Italia? E in Europa?

A partire da domani sera, da una piccola sala underground di un quartiere multietnico di Roma, inizierà un lungo week end di vera democrazia, che arriverà mercoledì prossimo, 31 gennaio, fino al cuore d’Europa, al Parlamento di Bruxelles. 
Siamo in piena campagna elettorale e il tema immigrazione sembra essere destinato all’improbabile duello tra silenzio e odio, dove l’odio sembra destinato a vincere. 
Invece i temi di cui discutere con competenza e serietà sarebbero molti. 
Le sfide da lanciare e da cogliere ancora di più.
L’Italia, come l’Europa, è di fronte ad un dilemma storico di grande importanza: rinunciare alla centralità dei diritti e delle libertà individuali come base della propria democrazia o cogliere la sfida di continuare a difenderli e allargarli?
Vorremmo sentir parlare e discutere di questo nei prossimi giorni. 
Perché non riguarda gli immigrati o i profughi, ma riguarda il nostro futuro, di noi che siamo in questo mondo, in questo momento storico. Di noi che non vogliamo né accettare di stare in silenzio, né tollerare i portatori di odio.
Ma non ci limitiamo a volerlo, incominciamo a farlo.
A partire da domani sera, come dicevo.



ODDIO, LA LIBIA NON REGGE!

Eccoci qui.
La giostra ricomincia il suo giro.
Strateghi, benpensanti, editorialisti coi fiocchi e guru comunicativi pensavano davvero che questa volta fosse fatta!? Il piano Minniti-Gentiloni certo è un po’ duro, ma ci voleva. Una vera svolta capace di far vedere alle destre che la sinistra moderna è in grado di unire sicurezza, diplomazia e quel goccio di etica umanitaria che alla destra non appartiene. Sbarchi ridotti dell’80%. Serraj, la nuova Libia democratica, che stringe mani a tutti. Taxi del mare eliminati. ONG buone pronte a curare le ferite e corridoi umanitari di povere donne e bambini la vigilia di Natale. Che sospiro di sollievo. 
E invece...


Forum Nazionale Per cambiare l'ordine delle cose - Roma 3 dicembre



Il Forum del 3 dicembre a Roma ha visto la partecipazione di centinaia di persone da tutta Italia. In molti abbiamo avuto la sensazione che possa essere l'inizio di qualcosa di davvero nuovo e importante, per avanzare proposte di cambiamento verso un sistema più giusto, equilibrato e sostenibile delle politiche migratorie.
Qui i link dove trovate le registrazioni video della giornata e il Manifesto letto alla fine del Forum.
Potete partecipare al Forum iscrivendovi alla Mailing List e anche proponendo iniziative o organizzando incontri nelle vostre città.

Qui sotto il testo con cui avevo introdotto l'idea del Forum.
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In questi ultimi mesi molti nodi politici legati al tema immigrazione  sono venuti al pettine. Il Governo italiano ha accelerato, su pressione europea, la chiusura della rotta dalla Libia, le forze di centro sinistra che lo sostengono hanno accettato un pesante silenzio sulle conseguenze di questa accelerazione, nella convinzione che sia necessaria per porre un argine all’ avanzata della demagogia xenofoba e alla crescita del consenso a favore dei partiti di destra. Le centinaia di realtà che operano nell’accoglienza e nella tutela dei diritti umani si sono viste schiacciate in un angolo, isolate prima da una forte campagna mediatica di screditamento sociale e poi dal riscoprirsi in qualche modo rannicchiate in esperienze troppo tecniche e marginali. Migliaia di cittadini si sentono spiazzati da questa fase: basta poco per capire quanto violente e inaccettabili sono le conseguenze delle politiche securitarie, sin troppo chiare sono le condizioni disumane dei lager libici a cui stiamo affidando migliaia di uomini, donne e bambini e sin troppo chiaro è come questo sia il prezzo che una parte troppo ampia della nostra società sembra pronta a pagare per evitare crescita di populismi e pericolose derive. Ma come reagire? Nelle ultime settimane il silenzio su tutto ciò è assordante, nessun giornalista italiano ha la possibilità di verificare le reali conseguenze delle operazioni in corso nel Mediterraneo e sembra sempre più solida la convinzione che la cosa migliore sia evitare di parlarne.
Eppure girando l’Italia in questi giorni, ho incontrato un paese completamente diverso, un paese pieno di persone che non vogliono accettare questo status quo come inevitabile, che quotidianamente costruiscono pratiche di interazione e solidarietà,  che sanno bene come il movimento dei popoli continuerà ad essere al centro delle nostre vite e del nostro futuro.

OndAnomala

Qui potete scaricare il numero II dell'anno X dI OndAnomala, giornale studentesco del liceo classico di Roma Pilo Albertelli, dove mi hanno fatto una delle interviste più chiare che io abbia mai letto. D'accordo con loro metto qui a disposizione il link al giornale, perché credo sarebbe davvero bello diffonderlo anche in altri licei interessati.

Grazie alla redazione di OndAnomala e a Danila Gaggiotti autrice dell'intervista.

IBI - dal 19 ottobre nelle sale

Esce nelle sale il 19 ottobre il mio nuovo documentario IBI, presentato al 70° Festival di Locarno, prodotto da JoleFilm con RaiCinema e distribuito da ZaLab.

Il 18 Ottobre ore 15.00 anteprima speciale alla Camera dei Deputati (info e prenotazioni: Marcon_g@camera.it) e il 21 Ottobre proiezione speciale alla Reggia di Caserta con inaugurazione della prima mostra delle fotografie di IBI - Ibitocho Sehounbiatou
Per organizzare proiezioni: distribuzione@zlab.org

 

"L'ordine inquieto delle cose" di Gianfranco Bettin su "Gli Asini"

Esce in questi gironi sulla Rivista "Gli Asini"  un articolo di Gianfranco Bettin sul mio film L'Ordine delle Cose, leggendolo ho capito cose che non sapevo sul mio film. Così ho pensato di pubblcarne un estratto qui. Il resto lo trovate in libreria, insieme ad altri importanti articoli. Comprate "Gli Asini". 


L'ordine inquieto delle cose.
di Gianfranco Bettin
Le migrazioni sono il movimento reale che cambia lo stato di cose presente. Che lo cambia davvero, in profondità e in estensione, che lo cambia di natura. A volte in modo lento, nel tempo lungo e negli spazi dilatati della storia umana e del mondo intero. A volte in modo urgente, drammatico, come nell’attuale contingenza d’epoca e nel nostro specifico crocevia geografico, mediterraneo. E’ così da sempre, dalla notte dei tempi, e ciò malgrado, ogni volta i custodi dell’ordine delle cose reagiscono spiazzati e impauriti. Registrano e descrivono i movimenti migratori come meri fattori di disordine e minaccia, ignorando che tali distorsioni sono direttamente proporzionali all’incapacità di accettarli e gestirli con raziocinio e giustizia.

L'ORDINE DELLE COSE NELLE SALE

50 mila persone hanno visto L'Ordine delle Cose in 50 giorni. Il film è ancora in molte sale
Trovate qui l'elenco delle sale.
Se volete organizzare proiezioni scrivete a distribuzione@zalab.org
Se volete commentare il film e i suoi temi andate sul sito del film



Lettera al Ministro Minniti


Leggete qui la lettera pubblicata su Il Fatto Quotidiano a cui Minniti ha risposto: "mi spiace non vengo"

Gentile Ministro,
Le scrivo a poche ore di distanza da una serata a cui credo Le avrebbe fatto piacere partecipare. Martedì sera all’Apollo 11 a Roma hanno partecipato ad una proiezione del mio film L’ordine delle cose una cinquantina di giovani funzionari del Ministero da lei presieduto. Alla serata erano presenti anche tre giornalisti molto esperti di migrazioni: Amedeo Ricucci, Francesca Mannocchi e Alessandro Leogrande. Il dibattito è stato un momento di sana democrazia. Il mio film ha come protagonista proprio un funzionario impegnato nella lotta all’immigrazione irregolare dalla Libia. Sentire dialogare giornalisti competenti e funzionari dello Stato sulle domande che il film pone è stato un vero piacere, un momento di sano confronto politico e culturale.

L'ordine delle cose in 50 sale UCI il 20 novembre

Lunedì 20 Novembre in 50 sale UCI torna L’ordine delle cose. Prima del film troverete una sorpresa: un mio videomessaggio sul Forum del 3 Dicembre e un regalo speciale, una scena tagliata inedita del film. Corrado Rinaldi (Paolo Pierobon) entra nell’ufficio di Luigi Coiazzi (Giuseppe Battiston), c’è qualche problema… Vedrete quale solo lunedì 20 Novembre nelle sale UCI. Scopri qui la lista delle sale



LUNEDI 20 NOVEMBRE - SALE UCI

Questo l'elenco delle Sale dove L'ordine delle cose sarà proiettato lunedì 20 Novembre.

Altre info sul sito del film e sul sito UCI-Cinemas

  Alessandria
2.       Ancona 
3.       Arezzo
4.       Assago 
5.       Bari 
6.       Bicocca
7.       Bologna
8.       Bolzano
9.       Cagliari
10.    Campi Bisenzio
11.    Casoria
12.    Catania
13.    Certosa 
14.    Como
15.    Curno
16.    Fano
17.    Ferrara
18.    Firenze
19.    Fiume Veneto
20.    Genova 
21.    Jesi
22.    Lissone
23.    Marcianise 
24.    Matera
25.    Messina
26.    Mestre 
27.    Molfetta
28.    Moncalieri
29.    Orio
30.    Palariviera
31.    Palermo
32.    Parco Leonardo
33.    Perugia
34.    Pesaro
35.    Piacenza
36.    Pioltello (22 nov)
37.    Porta di Roma
38.    Porto S.Elpidio
39.    Reggio E.
40.    Roma Est 
41.    Romagna
42.    Senigallia
43.    Sinalunga
44.    Torino Lingotto
45.    Venezia Marcon
46.    Verona 
47.    Villesse