In questa pagina trovate informazioni e notizie legate principalmente alla mia attività di regia documentaria e cinematografica, ma anche scritti, riflessioni, diari di viaggio, appunti.

OLTRE IL SILENZIO, CONTRO L'ODIO

Cosa stiamo facendo in Libia…e in Italia? E in Europa?

A partire da domani sera, da una piccola sala underground di un quartiere multietnico di Roma, inizierà un lungo week end di vera democrazia, che arriverà mercoledì prossimo, 31 gennaio, fino al cuore d’Europa, al Parlamento di Bruxelles. 
Siamo in piena campagna elettorale e il tema immigrazione sembra essere destinato all’improbabile duello tra silenzio e odio, dove l’odio sembra destinato a vincere. 
Invece i temi di cui discutere con competenza e serietà sarebbero molti. 
Le sfide da lanciare e da cogliere ancora di più.
L’Italia, come l’Europa, è di fronte ad un dilemma storico di grande importanza: rinunciare alla centralità dei diritti e delle libertà individuali come base della propria democrazia o cogliere la sfida di continuare a difenderli e allargarli?
Vorremmo sentir parlare e discutere di questo nei prossimi giorni. 
Perché non riguarda gli immigrati o i profughi, ma riguarda il nostro futuro, di noi che siamo in questo mondo, in questo momento storico. Di noi che non vogliamo né accettare di stare in silenzio, né tollerare i portatori di odio.
Ma non ci limitiamo a volerlo, incominciamo a farlo.
A partire da domani sera, come dicevo.



ODDIO, LA LIBIA NON REGGE!

Eccoci qui.
La giostra ricomincia il suo giro.
Strateghi, benpensanti, editorialisti coi fiocchi e guru comunicativi pensavano davvero che questa volta fosse fatta!? Il piano Minniti-Gentiloni certo è un po’ duro, ma ci voleva. Una vera svolta capace di far vedere alle destre che la sinistra moderna è in grado di unire sicurezza, diplomazia e quel goccio di etica umanitaria che alla destra non appartiene. Sbarchi ridotti dell’80%. Serraj, la nuova Libia democratica, che stringe mani a tutti. Taxi del mare eliminati. ONG buone pronte a curare le ferite e corridoi umanitari di povere donne e bambini la vigilia di Natale. Che sospiro di sollievo. 
E invece...


Forum Nazionale Per cambiare l'ordine delle cose - Roma 3 dicembre



Il Forum del 3 dicembre a Roma ha visto la partecipazione di centinaia di persone da tutta Italia. In molti abbiamo avuto la sensazione che possa essere l'inizio di qualcosa di davvero nuovo e importante, per avanzare proposte di cambiamento verso un sistema più giusto, equilibrato e sostenibile delle politiche migratorie.
Qui i link dove trovate le registrazioni video della giornata e il Manifesto letto alla fine del Forum.
Potete partecipare al Forum iscrivendovi alla Mailing List e anche proponendo iniziative o organizzando incontri nelle vostre città.

Qui sotto il testo con cui avevo introdotto l'idea del Forum.
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In questi ultimi mesi molti nodi politici legati al tema immigrazione  sono venuti al pettine. Il Governo italiano ha accelerato, su pressione europea, la chiusura della rotta dalla Libia, le forze di centro sinistra che lo sostengono hanno accettato un pesante silenzio sulle conseguenze di questa accelerazione, nella convinzione che sia necessaria per porre un argine all’ avanzata della demagogia xenofoba e alla crescita del consenso a favore dei partiti di destra. Le centinaia di realtà che operano nell’accoglienza e nella tutela dei diritti umani si sono viste schiacciate in un angolo, isolate prima da una forte campagna mediatica di screditamento sociale e poi dal riscoprirsi in qualche modo rannicchiate in esperienze troppo tecniche e marginali. Migliaia di cittadini si sentono spiazzati da questa fase: basta poco per capire quanto violente e inaccettabili sono le conseguenze delle politiche securitarie, sin troppo chiare sono le condizioni disumane dei lager libici a cui stiamo affidando migliaia di uomini, donne e bambini e sin troppo chiaro è come questo sia il prezzo che una parte troppo ampia della nostra società sembra pronta a pagare per evitare crescita di populismi e pericolose derive. Ma come reagire? Nelle ultime settimane il silenzio su tutto ciò è assordante, nessun giornalista italiano ha la possibilità di verificare le reali conseguenze delle operazioni in corso nel Mediterraneo e sembra sempre più solida la convinzione che la cosa migliore sia evitare di parlarne.
Eppure girando l’Italia in questi giorni, ho incontrato un paese completamente diverso, un paese pieno di persone che non vogliono accettare questo status quo come inevitabile, che quotidianamente costruiscono pratiche di interazione e solidarietà,  che sanno bene come il movimento dei popoli continuerà ad essere al centro delle nostre vite e del nostro futuro.