In questa pagina trovate informazioni e notizie legate principalmente alla mia attività di regia documentaria e cinematografica, ma anche scritti, riflessioni, diari di viaggio, appunti.

Corridoi di Natale: essere buoni o essere cattivi?


UNA PROPOSTA PER USCIRE DA QUESTO IMBUTO
Se quello delle migrazioni è il fenomeno epocale dei nostri giorni, serve forse il coraggio di proporre un cambiamento epocale. 

Sarebbe troppo semplice e scontato criticare le foto di Minniti con i bambini africani e gli aerei militari alla vigilia di Natale. Si potrebbe farlo a partire dai numeri, 167 “salvati” su oltre 17mila respinti, o sui tempi, perché aver avviato i corridoi con oltre 4 mesi di ritardo, o sui costi, almeno 400milioni di Euro l’operazione Libia fin qui (ma la cifra è inesatta, perché in gran parte segretata). O si potrebbe criticarlo anche da destra: ora li fai venire in aereo, quanto costano sti corridoi mentre i nostri figli non hanno lavoro etc. etc.
Ma sarebbe davvero banale.
Credo sia più importante capire da dove nasca questo tentativo del centro-sinistra europeo, di cui Minniti e Gentiloni sono alti rappresentanti, di tenere insieme sicurezza, impegno militare e animo umanitario.

OSSESSIONE SICUREZZA, L'ERUOPA IMPLODE



Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano del 1 Aprile 2018



I nodi vengono al pettine. Il sistema di sicurezza europeo contro i migranti produce l’implosione dell’Europa stessa. I francesi, così come gli austriaci o i tedeschi, non si fidano della nostra capacità di controllare i confini e non solo li chiudono, ma entrano nel nostro territorio a fare ciò che pensano dovremmo fare meglio. E’ esattamente quanto noi pensiamo sia giusto fare in Libia, Tunisia, Albania... Ascoltate queste frasi: “Non abbiamo spazio, dobbiamo fermarli prima della frontiera”. “I Paesi di transito devono tenerseli, perché non possiamo subire noi tutto il peso dell’accoglienza.” “ Le porte d’ingresso vanno controllate e se non lo fanno loro dall’altra parte lo faremo noi per loro.” Chi le dice a chi? I francesi a noi? Noi ai libici? I greci ai turchi? O gli ungheresi ai greci? Il gioco al rimpallo è infinito. La fiducia si sfalda progressivamente. L’unico principio è: “non qui da noi, devono stare dall’altra parte, non importa come e dove”. Il collasso di questo sistema è dietro alle porte. E le conseguenze possono essere moto gravi anche per “noi cittadini di serie A”, non solo per quegli “sfigati di migranti”. Il passo successivo è evidente: beh allora chiudiamo tutto e anche i vostri figli col cavolo che vengono a fare i camerieri a Parigi o Londra. A quel punto cosa farà Salvini? Dichiarerà guerra a Parigi e Londra? Mai dire mai.
Esiste un’altra strada?
Se usciamo dal panico emotivo mediatico, capiamo che il vero tarlo del sistema è legato proprio all’eccessiva sicurezza. Abbiamo deciso che la strada necessaria era aumentare i controlli. Stiamo spendendo decine di miliardi in sistemi di respingimento che eliminano alla base il dialogo con la soggettività del migrante. Non sei nessuno, sei un numero e come tale sei di troppo, quindi rimani fuori. Siccome ti ostini a non voler rimanere fuori allora spendo miliardi e ti schiero contro polizie e eserciti. E intanto dico ai miei cittadini che tu devi stare fuori perché non ci sono soldi per tutti. E loro tutti, o quasi, mi credono.
Se invece investissimo soldi (probabilmente ne servirebbero di meno) per mediatori internazionali  e non soldati, capaci di parlare con il migrante in partenza e chiedergli cosa vuole fare, dove vuole andare e prevedere un numero sostenibile di visti di entrata regolari e controllabili, che riducano la pressione e blocchino il circuito folle che ci sta portando al collasso?
Libereremmo economie legali e virtuose, oggi risucchiate da trafficanti e polizie, e magari scopriremmo che ci sono esseri umani che hanno fratelli, amici da raggiungere. Che hanno posti di lavoro. Che sanno dove andare a vivere. Che non vogliono chiedere asilo e rimanere parcheggiati in inutili centri di accoglienza, ma studiare e lavorare. O anche semplicemente amare, che nella vita non è né brutto né pericoloso. E saremmo così anche più capaci di dare protezione a chi ne ha bisogno, senza violare corpi e diritti come stiamo quotidianamente facendo.
Da alcuni mesi Il ForumPer Cambiare l’ordine delle cose sta promuovendo questa e altre proposte. Chi ne è incuriosito può unirsi a questo percorso.

LA TERRA SCIVOLA: il mio primo romanzo

In più di dieci anni di vita a Roma Est, tra Pigneto e TorPignattara, ho camminato, respirato, vissuto e alla fine ho sentito il bisogno di raccontare, un romanzo, una storia di vite che si perdono, partono, ritornano, si sfiorano, soffrono e poi forse capiscono, ma anche no, che nella vita non è sempre necessario capire, a volte è sufficiente lasciarsi scivolare, come in un ballo greco o sul bordo di una voragine romana.

Domani, giovedì 23 Novembre, esce nelle librerie il mio primo romanzo LA TERRA SCIVOLA edito da Marsilio. Domenica 26 alle 17.30 lo presento a Roma al Centro Miguelim di Asinitas Onlus (Via Policastro 45) con Christian Raimo, Igiaba Scego e Anita Carpioli.


Un grande buco, una voragine, si apre una notte, silenziosamente, in una strada di Torpignattara, a Roma, proprio di fronte al condominio dove abitano Francesca e Yasmine. Francesca viene da Padova e occupa l’appartamento di sua zia Ada, che sta male ed è in ospedale: è scesa a Roma per poterla finalmente conoscere, prima che sia troppo tardi.