Andrea Segre

In questa pagina trovate informazioni e notizie legate principalmente alla mia attività di regia documentaria e cinematografica, ma anche scritti, riflessioni, diari di viaggio, appunti.

25 aprile 2017
NON DOVREBBERO ESSERE LE ONG A SALVARE I MIGRANTI
Tra tutte le sue pericolose follie c’è una cosa su cui Grillo, senza volerlo, ha ragione: non dovrebbero essere le ONG a salvare i migranti nel Mediterraneo. Ovviamente Grillo lo dice solo perché ha bisogno di guadagnare voti a destra, ma la questione, a parte le pericolose demagogie dei 5stelle, merita di essere affrontata seriamente. Continua a leggere qui.

LES SAUTEURS - IL FILM CHE TI GUARDA
ZaLab sta distribuendo in Italia un film speciale, perché è un film che ti guarda. L'ho presentato in due sale e ho visto gli occhi degli spettatori alla fine. Qui rivolgo a tutti un invito speciale.


COME VEDERE I MIEI FILM-TO WATCH MY FILMS:
Clicca sul titolo per acquistare DVD) - Click on the title to buy the DVD

- I SOGNI DEL LAGO SALATO (2015 - subt ita)

- LA PRIMA NEVE (2013 - subt ita)

- INDEBITO - (2013-subt ita)






- LA MAL'OMBRA (2007 - subt ita, eng)

Per i seguenti documentari - For the following docs
- A META' (2001)
scrivete a - please write to:
distribuzione@zalab.org

E' in vendita anche il mio libro

News, scritti e riflessioni

LIBERTA' E DIRITTI PER GABRIELE DEL GRANDE
FesteggiamDecine di iniziative in tutta Italia per chiedere la liberazione di Gabriele. Leggi qui l'appello
Per aderire: iostocongabrielelibero@gmail.com

DALLA LA CERIMONIA PER SANDRINE ALL' ASSEMBLEA VENETA PER L'ACCOGLIENZA DEGNA E DIFFUSA
Dopo la cerimonia per Sandrine di domenica 15 gennaio a Cona gli organizzatori hanno deciso di convocare per sabato 28 gennaio a Padova l'assemblea regionale per chiedere tutti insieme il superamento dei centri come Cona e per costruire un'accoglienza degna e diffusa. Questi i miei articoli collegati a queste importanti iniziative: IL VENETO CHE NON TI ASPETTI - LA CERIMONIA PER SANDRINE e IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA

DAL CENTRO AI CENTRI
Dopo la morte di Sandrine Bakayoko nel centro di Cona(VE) ripubblico una proposta rivolta alle molte città del nord che continuano a rifiutare progetti di accoglienza. Accoglienza: dai centri o al centro.

In occasione della Foto di Auguri 2017, tradizionale appuntamento natalizio a Piazza Vittorio organizzato da molte associazioni del quartiere, scrivo poche righe di proposte, come promesso in seguito all'articolo pubblicato il 20 novembre Sorrentino, Piazza Vittorio e la crisi di Roma che è stato letto da circa 30mila persone nei giorni scorsi.

Potete leggere le proposte qui


Si può rivalutare un quartiere senza creare esclusione?
Ho letto l'intervista-appello di Paolo Sorrentino su Il Messaggero di ieri, sabato 19 Novembre. Da due anni vivo a Piazza Vittorio e leggendo le parole di Sorrentino provo un certo spaesamento. Da una parte condivido la sua preoccupazione per alcune evidenti e inaccettabili non-curanze degli spazi pubblici, ma dall'altra il suo appello un po' mi preoccupa e mi aiuta a riflettere su quale sia la vera crisi della città in cui vivo. Qui ho provato a raccontare il mio pensiero?


Insieme ad Andrea Segré (quello con l'accento…come ci capita di scherzare insieme) e a molte associazioni calabresi il 10 e 11 dicembre cammineremo tra gli agrumeti e i paesi della Piana di Gioia Tauro per capire le connessioni tra diritti dei braccianti, agricoltura, grande distribuzione e abitudini di consumo. Il tutto, in collaborazione con Internazionale, sarà seguito in diretta da ZaLab .

Con due splendid film ZaLab rinnova la sua distribuzione.
PATIENCE PATIENCE (che presento il 24 novembre all'Apollo 11 insieme a Concita De Gregorio) su un gruppo di donne marocchine immigrate in Blegio che si riprendono la loro vita e GAYBYBABY splendido ritratto di quattro figli di famiglie gay.



Dalla Cina alla Libia passando per Ferrara. Dal 30 settembre al 2 ottobre sarò al Festival di Internazionale a Ferrara insieme a ZaLab e FuoriRotta per presentare i lavori di due documentaristi con cui ho condiviso quest'anno racconti e immagini: Davide Crudetti e Khalifa Abu Kraisse

LAGUNA SUD 2017
Dal 25 al 28 Agosto si è svolta la seconda edizione del festival Laguna Sud, svoltosi a Chioggia in collaborazione con della Giornate degli Autori.
Qui trovate i video realizzati durante il laboratorio coordinato quest'anno ad me e Agostino Ferrente.
TERRORISMO E NORMALITA'
siamo capaci di proporre altro?
L'unica reazione al terrore sembra la conservazione della normalità. Ma non è forse la normalità stessa ad ospitare il terrore?

Diari dalla Libia 2016
LA PRIMAVERA DI KELLY A TRIPOLI
In questi giorni la Libia vive un momento molto delicato. Da noi se ne parla solo per paura che dal caos libico possa emergere un altro spazio di potere dell'IS. In realtà sappiamo poco o niente. Ho chiesto ad un amico videomaker di Tripoli di aiutarci a capire. Leggete qui le sue lettere.
Libyan Diaries 2016
KELLY'S SPRING 2016
I've asked a libyan videomaker to tell us how is the life in Tripoli in these days of tension and crisis. Read the diaries from Tripoli

No Triv
REFERENDUM VERO O KAZAKO?

Il 20 marzo si tengono in Kazakistan elezioni legislative anticipate. La cosa ovviamente non fa alcuna notizia in Italia, ma ha invece molto a che vedere con un'altra importante non-notizia: il referendum del 17 aprile contro le trivellazioni lungo le coste dell'Adriatico. Continua a leggere qui


FUORIROTTA - IL NUOVO BANDO
Oltre 320 i progetti arrivati al nuovo bando Fuorirotta.
I risultati si avranno entro il 15 maggio
Per altre informazioni: info@fuorirotta.org

DOPO FUOCOAMMARE
Lettera aperta all'Europa che si è commossa.

La ferocia e la banalità del male si sono uniti in istanti di cinema, che la maestria di Rosi ha saputo cogliere dal corpo ferito dell'umanità.

Ora è a mio avviso necessario che quell'emozione non risolva e non pulisca le coscienze. Continua a leggere...


SPECIALE - 10 anni di ZaLab
L'associazione che ho contribuito a fondare e che ha prodotto e distribuito molti dei miei documentari festeggia i suoi 10 anni di vita e lancia delle super offerte per acquistare i nostri film e sostenere la nostra indipendenza!

LO SCIOPERO DELL'AIUTO
In tanti, troppi dicono che il 2015 è stato l'anno della consapevolezza europea del dramma dei migranti. C'è qualcosa che non funziona però in questa consapevolezza. Ho provato a capirlo ed è nato questo pezzo "Lo sciopero dell'aiuto" (pubblicato il 31.12 sulle pagine dei quotidiani locali del gruppo Espresso)

IL PARADOSSO DI ILIA
Sono stato al confine tra Grecia e Macedonia. Ho incontrato alcune storie assai utili per capire cosa sta succedendo in e intorno all'Europa. Tra queste quella di Ilia, che qui potete leggere.

LA MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI - Venezia 11 settembre 2015

Bellocchio, Servillo, Saviano, Mastrandrea, Paolini e molti altri. Il mondo del cinema e della cultura finalmente si mobilita per rompere il silenzio sui diritti di rifugiati e migranti ed invita tutti venerdì 11 settembre a camminare scalzi lungo le vie del Lido fino al Palazzo del Cinema.

LEGGI QUI L'APPELLO E PARTECIPA









Andrea Segre

Scritti e News

2015

Novembre 2015

M.I.N.I. Expo - Made in the New Italy

C'è una nuova Italia dietro ai nostri pomodori, alle nostre arance.. Scoprile con ZaLab e Repubblica.tv


Ottobre 2015

GORIZIA-FRIULI-ITALIA - La vergogna ordinaria

Mercoledì 14 ottobre l'Isonzo rischiava di esondare e di portare via con sé le vite di 150 esseri umani. Ma nessuno se ne preoccupava, perché? Leggete qui. Il post in poche ore ha ricevuto migliaia di visite e molti commenti. Qui la mia risposta ai commenti più critici.


Settembre 2015

LAGUNA SUD - il cinema a Chioggia e Pellestrina

...come se uno dei grandi schermi della Mostra uscisse dal Palazzo e navigasse galleggiando verso Sud, lungo le rive della laguna.

Si è svolto a Chioggia dal 20 al 24 agosto il festival Laguna Sud - il cinema fuori dal Palazzo.


Agosto 2015

PROFUGHI SI, PROFUGHI NO, MA PERCHE'?

La mia opinione è che sia snervante e miope continuare a dividerci tra profughi si e profughi no. In questo articolo pubblicato sui quotidiani locali di Padova, Treviso e Venezia spiego perché.


5 luglio 2015 Referendum in Grecia

LA RABBIA DI POPPI

Poppi ieri notte non ha dormito e capire perché è oggi necessario per tutti noi. Continua a leggere qui

English: Poppi's Rage ; Español: Poppi no durmiò anoche



Aprile 2015

IS E MIGRANTI, LA GRANDE CONFUSIONE


Marzo 2015

L'ALZHEIMER DI SALVINI

La politica è una triste tecnica mediatica.


Gennaio 2015 - elezioni greche

LA SCELTA DI TETI

Teti è la protagonista del breve documentario prodotto per Internazionale sul giorno della speranza ad Atene Guarda LA SCELTA DI TETI (prima parte); Guarda LA SCELTA DI TETI (seconda parte)



- scopri i progetti finanziati da LA PRIMA SCUOLA


Dicembre 2014

Ottobre 2013 - Dopo la tragedia di Lampedusa

21.07.2013 In occasione dell'anteprima di Indebito a Locarno, pubblico due testi nati da riflessioni che hanno accompagnato la realizzazione di questo nuovo film: Il coraggio di esistere e L'esercito della competizione. Buona lettura.
15.05.2013 Insieme per lo Ius Soli: per sostenere il Disegno di Legge sul nuovo diritto di cittadinanza e per fermare i Ladroni Padani, che per vent'anni ci hanno rubato il futuro.
23.02.2013 Sono stato a Piazza San Giovanni alla chiusura della campagna elettorale del M5S. Queste le mie riflessioni: De Grillo elettorale 2 - dopo San Giovanni
19.02.2013 A pochi giorni dalle elezioni politiche 2013, una riflessione sul voto; un approfondimento critico su contenuti, modalità e rischi del MOvimento5Stelle: De Grillo elettorale
28.01.2013 Escono i dvd di Io Sono Li e Mare Chiuso, e ZaLab distribuisce un film fondamentale, Vol Special. Dedicato a chi ha il coraggio di dichiarare chi è davvero illegale.
29.08.2012 Alla 69 Mostra del Cinema di Venezia ci saranno due proiezioni speciali di Mare Chiuso (31 agosto alle 15.00 in Sala Perla 2) e di Io Sono Li (4 settembre alle 14.30 in Sala Pasinetti). IN questo occasione ho scritto due riflessioni: "Ma alla fine in realtà ci annoiamo" e "La dolce nave nel mare chiuso". Buona lettura.
6.06.2012 ZaLab in collaborazione con Amnesty e OpenSocietyFundations ha lanciato la campagna 20 giugno - MAI PIU' RESPINTI.
18.04.2012 Compaiono le foto di due migranti legati e scotchati durante volo di espulsione. I politici italiani si indignano. Ipocritamente. Nessun Krumiro al Cioccolato.
15.03.2012 Esce in Italia il mio nuovo documentario MARE CHIUSO sulle violenze italiane durante i respingimenti dei migranti africani in Libia.
3.02.2012 L'Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani per aver operato i respingimenti in LIbia. contro centinaia di migranti. Un giorno di giustizia, tristezza e speranza.
1.01.2012 In occasione del viaggio di Monti in LIbia, ZaLab lancia un appello e presenta il trailer del nuovo documentario realizzato da me e Stefano Liberti sui respingimenti dei migranti del 2009-2010: MARE CHIUSO (in uscita a fine marzo 2012) - vedi il trailer
08.01.2011 L'omicidio di Joy e Zhou Zheng è dolore e indignazione. In quelle strade ho girato le prime scene di Io Sono Li. Oggi sono stato a vedere Le Candele di Torpignattara
13.12.2011 Ci sono molte persone che vorrebbero vedere Io Sono Li, ma non lo trovano nella loro città. Per questo abbiamo lanciato l'idea di IO VOGLIO VEDERE.


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DI RITORNO DA ROSARNO

Lettera aperta ai rosarnesi.


Sarebbe stato indubbiamente più facile non andare a Rosarno con il mio film Il Sangue Verde.

In fondo quanti giornalisti, fotografi e registi hanno raccontato le rivolte di Rosarno senza sentire alcun bisogno di presentare il proprio lavoro ai rosarnesi?



E in generale quanti narratori o investigatori tornano nei luoghi della loro inchiesta critica per difendere il loro lavoro e la loro parola?

Capita raramente e credo che la ragione non sia da cercare in comode fughe di responsabilità o vigliaccherie simili (anche se a volte succede); ma piuttosto nella difficoltà di riportare in un contesto locale il racconto pensato per un'arena universale. Soprattutto se il contesto locale è, come nel caso di Rosarno, una piccola cittadina di provincia trasformata dagli eventi in centro di attenzioni internazionali. La tendenza naturale della comunità di quella cittadina sarà la difesa di fronte a quella moderna forma di violenza data dalla sovraesposizione mediatica della propria identità.

Molto facilmente la comunità locale ascolterà i racconti esterni con la comprensibile diffidenza nei confronti di narratori non solo poco esperti della quotidianità locale, ma anche privi di un'autorizzazione e di un'autorità morale rispetto alla comunità stessa.

La tensione tra locale e esterno è forte e nella comunità si fa comprensibilmente fatica a cogliere i fattori di crescita che occasioni simili di confronto possono comunque portare.

" Ma tu che ne sai?"

" Tu non vivi qui tutti i giorni"

" Quello che tu dici è solo una parte della verità"

"Vedi solo ciò che vuoi. Per i tuoi interessi di carriera"

Sono commenti quasi inevitabii in occasioni del genere. 

Me li aspettavo e inevitabilmente sono arrivati.



Sono andato a Rosarno con John Kofi, uno dei protagonisti del film, con Stefano Liberti, amico con cui ho condiviso molti dei miei racconti "africani", Matteo Calore, codirettore della fotografia del film e Andrea Sabbadini, fotografo amico di Stefano. Al nostro arrivo abbiamo chiesto a dei passanti dov'era il Liceo Piria, la scuola dove era prevista la proiezione, e ci siamo avviati a piedi. Abbiamo chiamato la Preside, che ci ha sollecitato ad essere puntuali, che tutti ci stavano aspettando. Abbiamo allungato il passo e siamo arrivati. Puntuali.

A scuola l'Aula Magna era già piena di studenti e cittadini, protetta da esponenti delle forze dell'ordine e carica di attesa.

Dopo una calorosa accoglienza e una breve introduzione, è iniziato il film.

A pochi minuti dalla fine non sapevo esattamente cosa aspettarmi. Ero seduto affianco a Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno coprotagonista del film; lui sembrava più preoccupato di me. Non me lo ha detto, ma l'impressione è che temesse fischi e proteste. Invece con grande sorpresa sua e felicità mia, allo scorrere dei primi titoli di coda, la sala si è riempita di un forte e vivo applauso.

Che però non ha potuto durare molto.

Pochi secondi dopo, la Preside Russo, ha interrotto l'applauso parlando al microfono in mezzo all'aula.

"Questa è solo una verità. Ma noi sappiamo che ne esiste un'altra, quella della Rosarno per bene, aperta e solidale che costruisce accoglienza e dialogo. E ora vi mostriamo il nostro video, che mette in luce questa verità".

Il sasso era lanciato. Il regista che aveva sfruttato la notiziabilità della faccia negativa di Rosarno contro la comunità rosarnese tradita e offesa, che ora poteva e doveva rivendicare il suo volto positivo, denunciando la furbizia e la scorrettezza del regista "straniero".

Non c'è stato altro tema se non questo.

Ho cercato sin dalla mia prima risposta di suggerire uno spostamento di attenzione verso i contenuti e le pratiche comuni da attivare insieme (a livello locale e a livello nazionale)  perché violenze e ingiustizie non si potessero ripetere.

Ho provato a spiegare il mio punto di vista: Rosarno è stata prima lasciata sola ad affrontare una fenomeno complesso e impossibile da risolvere con i soli strumenti di un piccolo paese già schiacciato da una forte crisi economica e dal potere politico e sociale della 'ndrangheta e poi utilizzata come caso nazionale su cui far crescere il consenso su misure repressive nei confronti dell'immigrazione.

Una gran parte dei rosarnesi di per sè non ha alcuna colpa, ma non per questo devono essere taciute le enormi ingiustizie subite nella Piana di Rosarno per almeno quindici anni da centinaia di onesti lavoratori stranieri.

Ci ho provato, ma non è stato facile. Le domande erano quasi tutte uguali. Due ore di dibattito tutto indirizzato a criticare o difendere il regista e l'immagine che aveva fornito di Rosarno, della "nostra Rosarno".

Un'attenzione inevitabile e per altro facilmente comprensibile, ma che nello stesso tempo, diventando dominante, produce distrazione da quello che invece potrebbe diventare in queste occasioni il vero terreno di crescita comune: lo scambio di conoscenze.

Scambio tra chi vive la quotidianità di un luogo, chi ha le competenze professionali per cercare di raccontarlo dall'esterno e per l'esterno e, nel nostro caso, anche chi da estraneo alla comunità ne ha vissuto tensioni e contraddizioni. C'eravamo tutti sabato mattina a Rosarno: i rosarnesi (tanti e attenti), io e Stefano (da dieci anni ricercatori e narratori delle migrazioni) e con noi anche John Kofi, lavoratore ghanese che tornava con grande emozione ad incontrare quella comunità dove per due inverni aveva vissuto condizioni di vita disumane, sfruttamento lavorativo e violenze gratuite di stampo mafioso. John ha avuto la parola poco dopo la proiezione dei video. Ha detto chiaramente due cose: "Io qui a Rosarno ho subito ingiustizie e violazioni della mia dignità, ma so che a Rosarno ci sono molte persone per bene e credo che insieme, uniti possiamo porre fine alle violenze e alle ingiustizie avvenute negli anni passati." Ed ha poi aggiunto "le manifestazioni dello scorso anno sono esplose perché dentro noi sentivamo una grande rabbia, ma vi chiedo comunque scusa per i danni che sono stati arrecati durante l'esplosione della nostra rabbia."

Messaggi chiari e tutt'altro che scontati, che nascevano dalla sincera speranza e volontà di dialogo e collaborazione.

John è stato applaudito, ma poi dimenticato.

E' iniziata la processione di interventi pro o contro il regista, pro o contro l'immagine di Rosarno raffigurata dal regista. A John nessuno traduceva in inglese e nessuno faceva domande. John era il contenuto di cui occuparsi, l'oggetto e il soggetto della conoscenza; invece è stato dimenticato. Peccato.


Di fronte a questa situazione ho cercato, nel rispetto di un'esigenza difensiva che capivo e capisco tutt'ora, di proporre terreni di scambio e dialogo più concreti e, secondo me, anche più importanti del dibattito sull'immagine di Rosarno. E con me, sinceramente credo anche meglio di me, l'ha fatto Peppino Lavorato. 

Siamo partiti da un concetto molto semplice. Le ingiustizie e le violenze ci sono state. E hanno una grande causa primaria che schiaccia la vita economica e sociale di Rosarno, favorendo scontri tra le classi meno agiate della Piana: la 'ndrangheta. Bisogna riconoscere questa causa e attivarsi per contrastarla concretamente, senza perdere troppo tempo su immagini e rappresentazioni, e riconoscendo il ruolo dirompente che ha avuto il coraggio di ribellione da parte dei lavoratori stranieri vittime di sfruttamento e violenze.

Alcuni dei nostri inviti sono stato accolti, altri semplicemente evitati.

Per questo, nella speranza che la proeizione di sabato de Il Sangue Verde segni l'inizio di un confronto più pragmatico sulla questione del bracciantato straniero nella Piana di Gioia Tauro, scelgo questa lettera per rilanciare quattro inviti.

1. Utilizzare le tante energie positive e la grande attenzione degli studenti rosarnesi su questo tema, per attivare un osservatorio libero, indipendente e non strutturato su quanto governi locali e nazionali sapranno fare per migliorare le condizioni di vita dei braccianti stranieri e contemporaneamente per tutelare gli interessi economici dei proprietari terrieri onesti. Il sito del film può ospitare , come luogo libero e non assoggettabile ad alcun interesse locale, le notizie provenienti da Rosarno su questo tema. Alcuni esempi per capirci: viene istituito un centro di mediazione tra domanda e offerta di lavoro dotato di mediatori culturali e interpreti? Come funziona? Vengono fornite facilitazioni per accedere a soluzioni abitative dignitose?(*) Vengono effettuati controlli sui luoghi di lavoro? Vengono attivati processi per evitare la continua svalutazione dei prezzi di vendita dei prodotti alimentari? La raccolta di questi dati non è facile e per questo noi del film possiamo mettere a  disposizione contatti con ricercatori e giornalisti capaci di fornire formazione a studenti e cittadini di Rosarno. 

2. Fare una mappatura di iniziative concrete esistenti a Rosarno per costruire una comunità più aperta al dialogo e alla conoscenza con gli stranieri. Anche questa mappatura può essere ospitata sul nostro sito, oltre a poter essere tradotta e diffusa agli stranieri già presenti o in arrivo nella Piana.

3. Rafforzare nelle scuole pubbliche i momenti di incontro con le vecchie generazioni che possono raccontare la storia dei movimenti di lotta del bracciantato locale da una parte e le esperienze di emigrazione dall'altra.

4. Ed infine, ma è forse la proposta più forte, conferire il Premio Valarioti(**) ai lavoratori stranieri che si sono ribellati alle violenze della 'ndrangheta e alle condizioni di sfruttamento lavorativo. Farlo con una cerimonia pubblica nel gennaio 2011, come primo atto della nuova giunta comunale dopo anni di commissariamento per mafia.


Sono sicuro che a Rosarno esistano le energie positive necessarie per avviare questi percorsi e prendere queste decisioni. Ne sono sicuro perché le ho viste sabato mattine e le ho incontrate anche nei viaggi passati.

Ma ne sono sicuro pur non accettando in alcun modo di poter tacere il potere economico e politico della 'ndrangheta a Rosarno.

E ne sono sicuro pur mantenendo ferma la convinzione che a Rosarno per oltre dieci anni decine di onesti lavoratori sono stati trattati in modo disumano e ingiusto, diventando quasi ogni anno oggetto di intimidazioni e violenze di chiaro stampo mafioso e razzista, di fronte alle quali hanno prima cercato invano di alzare denunce civili e poi hanno fatto esplodere una rabbia forse esagerata, ma assolutamente condivisibile.

Da quella rabbia credo che tutta Italia abbia molto da imparare, anche per dare una risposta alle ipocrisie demagogiche e xenofobe con cui il governo nazionale e molta parte della classe politica italiana hanno prima nascosto e poi mediaticamente sfruttato le tensioni sociali di Rosarno.

Una rabbia che non possiamo permetterci di non ascoltare, perché capace di dire molte cose che troppi italiani non hanno il coraggio o la possibilità di dire. Come mi ha spiegato con grande sincerità una giovane studentessa che ho incontrato a Rosarno la sera stessa dopo la proiezione.

"Tu non sai - mi ha detto - quanti di noi rosarnesi subiscono intimidazioni e violenze simili senza poter o saper reagire. Gli africani hanno fatto ciò che noi non abbiamo il coraggio di fare o perché abbiamo paura o perché non abbiamo più speranza".

" E allora - le ho chiesto - perché questa mattina a scuola non avete parlato con John? Era una bella occasione, non credi?"

"Cavoli, hai ragione. Non ci avevo pensato. Dovevamo farlo. Ma eravamo stati tutti preparati a dover difendere Rosarno. Non sai quanto eravamo tesi. Sapevamo che arrivava il regista che aveva criticato il nostro paese e noi dovevamo contrattaccare per difenderci. Così ci avevano detto. Pensavamo solo a questo e credo che così abbiamo perso delle occasioni."

Un po' lo credo anch'io e mi dispiace che sugli studenti si sia riversato questo tipo di tensione senza pensare alle sue conseguenze negative sui possibili processi di conoscenza attivabili in occasioni come queste. 

Ma nello stesso tempo credo anche che l'occasione non sia stata del tutto persa, anzi.

Credo che l'intensità e l'animosità della mattinata potrà far crescere energie e desideri di cambiamento in grado di far incontrare la rabbia degli africani con la costruzione di una Rosarno migliore per tutti, non solo per i pochi, soliti privilegiati.

Per questo ho voluto scrivere questa lettera.




(*) Vi sono già a Rosarno alcune decine di africani che lavorano saltuariamente nelle campagne e che vivono in vecchie case e baracche fatiscenti del centro storico in condizioni del tutto inaccettabili. Noi li abbiamo conosciuti e incontrati. Non possiamo nascondercelo.

(**) Peppino Valarioti fu un dirigente del PCI ucciso brutalmente dalla 'ndrangheta a Rosarno nel 1980. Il Premio Valarioti è stato conferito per anni a Rosarno a persone distintesi per l'impegno contro la 'ndrangheta.


1 commento:

  1. Ciao Andrea!
    E' certamente da ammirare la decisione di ritornare a Rosarno per la proiezione del Film.
    Penso che quando l'identità di un paese viene minata da un certo tipo di attenzione mediatica, diventa inevitabile che si creino delle tensioni.
    Detto questo, in una situazione così complessa, anche le istituzioni scolastiche dovrebbero dare il loro contributo. Il comportamento della Sig.ra Russo mi ha lasciato un po' di stucco: invece di favorire uno scambio dei contenuti presentati, ha fatto scaturire un conflitto tra verità ponendosi di fatto come "ago" della bilancia, favorendo la formulazione di un giudizio finale. Non era questo l’obiettivo del dibattito.
    Mi auguro che gli studenti possano gettare il loro sguardo un po' più in là rafforzando la convinzione che la comunità di Rosarno ha tutte le carte in regola per risollevarsi e che non vale la pena trastullarsi il cervello chiedendosi che cosa penseranno gli altri di noi.
    Lo “sgambetto” non è da ricercarsi nel lavoro prodotto dal Regista: esso risiede nel negarsi la possibilità di attivarsi per una vita più giusta e dignitosa.

    Michele

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