Andrea Segre

In questa pagina trovate informazioni e notizie legate principalmente alla mia attività di regia documentaria e cinematografica, ma anche scritti, riflessioni, diari di viaggio, appunti.

7 agosto 2017
Al 70° Festival di Locarno Anteprima Internazionale del mio nuovo film-documentario IBI
Prodotto da JoleFilm e RaiCinema uscirà al cinema a settembre distribuito da ZaLab

15 luglio 2017
Aperte le iscrizioni al terzo
LABORATORIO DI CINEMA DOCUMENTARIO A CHIOGGIA
Nell'ambito della terza edizione di Laguna Sud - Il Cinema fuori dal palazzo condurrò quest'anno insieme a Daniele Gaglianone dal 24 al 27 agosto 2017. Maggiori info qui.

26 giugno 2017
LA LEZIONE DI PADOVA CONTRO LA PAURA
Da Padova arriva il segnale più nuovo e incoraggiante delle ultime elezioni amministrative. Perché a Padova è nato il coraggio di sconfiggere la paura.

25 aprile 2017
NON DOVREBBERO ESSERE LE ONG A SALVARE I MIGRANTI
Tra tutte le sue pericolose follie c’è una cosa su cui Grillo, senza volerlo, ha ragione: non dovrebbero essere le ONG a salvare i migranti nel Mediterraneo. Ovviamente Grillo lo dice solo perché ha bisogno di guadagnare voti a destra, ma la questione, a parte le pericolose demagogie dei 5stelle, merita di essere affrontata seriamente. Continua a leggere qui.

LES SAUTEURS - IL FILM CHE TI GUARDA
ZaLab sta distribuendo in Italia un film speciale, perché è un film che ti guarda. L'ho presentato in due sale e ho visto gli occhi degli spettatori alla fine. Qui rivolgo a tutti un invito speciale.


COME VEDERE I MIEI FILM-TO WATCH MY FILMS:
Clicca sul titolo per acquistare DVD) - Click on the title to buy the DVD

- I SOGNI DEL LAGO SALATO (2015 - subt ita)

- LA PRIMA NEVE (2013 - subt ita)

- INDEBITO - (2013-subt ita)






- LA MAL'OMBRA (2007 - subt ita, eng)

Per i seguenti documentari - For the following docs
- A META' (2001)
scrivete a - please write to:
distribuzione@zalab.org

E' in vendita anche il mio libro

News, scritti e riflessioni

LIBERTA' E DIRITTI PER GABRIELE DEL GRANDE
FesteggiamDecine di iniziative in tutta Italia per chiedere la liberazione di Gabriele. Leggi qui l'appello
Per aderire: iostocongabrielelibero@gmail.com

DALLA LA CERIMONIA PER SANDRINE ALL' ASSEMBLEA VENETA PER L'ACCOGLIENZA DEGNA E DIFFUSA
Dopo la cerimonia per Sandrine di domenica 15 gennaio a Cona gli organizzatori hanno deciso di convocare per sabato 28 gennaio a Padova l'assemblea regionale per chiedere tutti insieme il superamento dei centri come Cona e per costruire un'accoglienza degna e diffusa. Questi i miei articoli collegati a queste importanti iniziative: IL VENETO CHE NON TI ASPETTI - LA CERIMONIA PER SANDRINE e IL CORAGGIO DI CHIEDERE SCUSA

DAL CENTRO AI CENTRI
Dopo la morte di Sandrine Bakayoko nel centro di Cona(VE) ripubblico una proposta rivolta alle molte città del nord che continuano a rifiutare progetti di accoglienza. Accoglienza: dai centri o al centro.

In occasione della Foto di Auguri 2017, tradizionale appuntamento natalizio a Piazza Vittorio organizzato da molte associazioni del quartiere, scrivo poche righe di proposte, come promesso in seguito all'articolo pubblicato il 20 novembre Sorrentino, Piazza Vittorio e la crisi di Roma che è stato letto da circa 30mila persone nei giorni scorsi.

Potete leggere le proposte qui


Si può rivalutare un quartiere senza creare esclusione?
Ho letto l'intervista-appello di Paolo Sorrentino su Il Messaggero di ieri, sabato 19 Novembre. Da due anni vivo a Piazza Vittorio e leggendo le parole di Sorrentino provo un certo spaesamento. Da una parte condivido la sua preoccupazione per alcune evidenti e inaccettabili non-curanze degli spazi pubblici, ma dall'altra il suo appello un po' mi preoccupa e mi aiuta a riflettere su quale sia la vera crisi della città in cui vivo. Qui ho provato a raccontare il mio pensiero?


Insieme ad Andrea Segré (quello con l'accento…come ci capita di scherzare insieme) e a molte associazioni calabresi il 10 e 11 dicembre cammineremo tra gli agrumeti e i paesi della Piana di Gioia Tauro per capire le connessioni tra diritti dei braccianti, agricoltura, grande distribuzione e abitudini di consumo. Il tutto, in collaborazione con Internazionale, sarà seguito in diretta da ZaLab .

Con due splendid film ZaLab rinnova la sua distribuzione.
PATIENCE PATIENCE (che presento il 24 novembre all'Apollo 11 insieme a Concita De Gregorio) su un gruppo di donne marocchine immigrate in Blegio che si riprendono la loro vita e GAYBYBABY splendido ritratto di quattro figli di famiglie gay.



Dalla Cina alla Libia passando per Ferrara. Dal 30 settembre al 2 ottobre sarò al Festival di Internazionale a Ferrara insieme a ZaLab e FuoriRotta per presentare i lavori di due documentaristi con cui ho condiviso quest'anno racconti e immagini: Davide Crudetti e Khalifa Abu Kraisse

LAGUNA SUD 2017
Dal 25 al 28 Agosto si è svolta la seconda edizione del festival Laguna Sud, svoltosi a Chioggia in collaborazione con della Giornate degli Autori.
Qui trovate i video realizzati durante il laboratorio coordinato quest'anno ad me e Agostino Ferrente.
TERRORISMO E NORMALITA'
siamo capaci di proporre altro?
L'unica reazione al terrore sembra la conservazione della normalità. Ma non è forse la normalità stessa ad ospitare il terrore?

Diari dalla Libia 2016
LA PRIMAVERA DI KELLY A TRIPOLI
In questi giorni la Libia vive un momento molto delicato. Da noi se ne parla solo per paura che dal caos libico possa emergere un altro spazio di potere dell'IS. In realtà sappiamo poco o niente. Ho chiesto ad un amico videomaker di Tripoli di aiutarci a capire. Leggete qui le sue lettere.
Libyan Diaries 2016
KELLY'S SPRING 2016
I've asked a libyan videomaker to tell us how is the life in Tripoli in these days of tension and crisis. Read the diaries from Tripoli

No Triv
REFERENDUM VERO O KAZAKO?

Il 20 marzo si tengono in Kazakistan elezioni legislative anticipate. La cosa ovviamente non fa alcuna notizia in Italia, ma ha invece molto a che vedere con un'altra importante non-notizia: il referendum del 17 aprile contro le trivellazioni lungo le coste dell'Adriatico. Continua a leggere qui


FUORIROTTA - IL NUOVO BANDO
Oltre 320 i progetti arrivati al nuovo bando Fuorirotta.
I risultati si avranno entro il 15 maggio
Per altre informazioni: info@fuorirotta.org

DOPO FUOCOAMMARE
Lettera aperta all'Europa che si è commossa.

La ferocia e la banalità del male si sono uniti in istanti di cinema, che la maestria di Rosi ha saputo cogliere dal corpo ferito dell'umanità.

Ora è a mio avviso necessario che quell'emozione non risolva e non pulisca le coscienze. Continua a leggere...


SPECIALE - 10 anni di ZaLab
L'associazione che ho contribuito a fondare e che ha prodotto e distribuito molti dei miei documentari festeggia i suoi 10 anni di vita e lancia delle super offerte per acquistare i nostri film e sostenere la nostra indipendenza!

LO SCIOPERO DELL'AIUTO
In tanti, troppi dicono che il 2015 è stato l'anno della consapevolezza europea del dramma dei migranti. C'è qualcosa che non funziona però in questa consapevolezza. Ho provato a capirlo ed è nato questo pezzo "Lo sciopero dell'aiuto" (pubblicato il 31.12 sulle pagine dei quotidiani locali del gruppo Espresso)

IL PARADOSSO DI ILIA
Sono stato al confine tra Grecia e Macedonia. Ho incontrato alcune storie assai utili per capire cosa sta succedendo in e intorno all'Europa. Tra queste quella di Ilia, che qui potete leggere.

LA MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI - Venezia 11 settembre 2015

Bellocchio, Servillo, Saviano, Mastrandrea, Paolini e molti altri. Il mondo del cinema e della cultura finalmente si mobilita per rompere il silenzio sui diritti di rifugiati e migranti ed invita tutti venerdì 11 settembre a camminare scalzi lungo le vie del Lido fino al Palazzo del Cinema.

LEGGI QUI L'APPELLO E PARTECIPA









Andrea Segre

Scritti e News

2015

Novembre 2015

M.I.N.I. Expo - Made in the New Italy

C'è una nuova Italia dietro ai nostri pomodori, alle nostre arance.. Scoprile con ZaLab e Repubblica.tv


Ottobre 2015

GORIZIA-FRIULI-ITALIA - La vergogna ordinaria

Mercoledì 14 ottobre l'Isonzo rischiava di esondare e di portare via con sé le vite di 150 esseri umani. Ma nessuno se ne preoccupava, perché? Leggete qui. Il post in poche ore ha ricevuto migliaia di visite e molti commenti. Qui la mia risposta ai commenti più critici.


Settembre 2015

LAGUNA SUD - il cinema a Chioggia e Pellestrina

...come se uno dei grandi schermi della Mostra uscisse dal Palazzo e navigasse galleggiando verso Sud, lungo le rive della laguna.

Si è svolto a Chioggia dal 20 al 24 agosto il festival Laguna Sud - il cinema fuori dal Palazzo.


Agosto 2015

PROFUGHI SI, PROFUGHI NO, MA PERCHE'?

La mia opinione è che sia snervante e miope continuare a dividerci tra profughi si e profughi no. In questo articolo pubblicato sui quotidiani locali di Padova, Treviso e Venezia spiego perché.


5 luglio 2015 Referendum in Grecia

LA RABBIA DI POPPI

Poppi ieri notte non ha dormito e capire perché è oggi necessario per tutti noi. Continua a leggere qui

English: Poppi's Rage ; Español: Poppi no durmiò anoche



Aprile 2015

IS E MIGRANTI, LA GRANDE CONFUSIONE


Marzo 2015

L'ALZHEIMER DI SALVINI

La politica è una triste tecnica mediatica.


Gennaio 2015 - elezioni greche

LA SCELTA DI TETI

Teti è la protagonista del breve documentario prodotto per Internazionale sul giorno della speranza ad Atene Guarda LA SCELTA DI TETI (prima parte); Guarda LA SCELTA DI TETI (seconda parte)



- scopri i progetti finanziati da LA PRIMA SCUOLA


Dicembre 2014

Ottobre 2013 - Dopo la tragedia di Lampedusa

21.07.2013 In occasione dell'anteprima di Indebito a Locarno, pubblico due testi nati da riflessioni che hanno accompagnato la realizzazione di questo nuovo film: Il coraggio di esistere e L'esercito della competizione. Buona lettura.
15.05.2013 Insieme per lo Ius Soli: per sostenere il Disegno di Legge sul nuovo diritto di cittadinanza e per fermare i Ladroni Padani, che per vent'anni ci hanno rubato il futuro.
23.02.2013 Sono stato a Piazza San Giovanni alla chiusura della campagna elettorale del M5S. Queste le mie riflessioni: De Grillo elettorale 2 - dopo San Giovanni
19.02.2013 A pochi giorni dalle elezioni politiche 2013, una riflessione sul voto; un approfondimento critico su contenuti, modalità e rischi del MOvimento5Stelle: De Grillo elettorale
28.01.2013 Escono i dvd di Io Sono Li e Mare Chiuso, e ZaLab distribuisce un film fondamentale, Vol Special. Dedicato a chi ha il coraggio di dichiarare chi è davvero illegale.
29.08.2012 Alla 69 Mostra del Cinema di Venezia ci saranno due proiezioni speciali di Mare Chiuso (31 agosto alle 15.00 in Sala Perla 2) e di Io Sono Li (4 settembre alle 14.30 in Sala Pasinetti). IN questo occasione ho scritto due riflessioni: "Ma alla fine in realtà ci annoiamo" e "La dolce nave nel mare chiuso". Buona lettura.
6.06.2012 ZaLab in collaborazione con Amnesty e OpenSocietyFundations ha lanciato la campagna 20 giugno - MAI PIU' RESPINTI.
18.04.2012 Compaiono le foto di due migranti legati e scotchati durante volo di espulsione. I politici italiani si indignano. Ipocritamente. Nessun Krumiro al Cioccolato.
15.03.2012 Esce in Italia il mio nuovo documentario MARE CHIUSO sulle violenze italiane durante i respingimenti dei migranti africani in Libia.
3.02.2012 L'Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani per aver operato i respingimenti in LIbia. contro centinaia di migranti. Un giorno di giustizia, tristezza e speranza.
1.01.2012 In occasione del viaggio di Monti in LIbia, ZaLab lancia un appello e presenta il trailer del nuovo documentario realizzato da me e Stefano Liberti sui respingimenti dei migranti del 2009-2010: MARE CHIUSO (in uscita a fine marzo 2012) - vedi il trailer
08.01.2011 L'omicidio di Joy e Zhou Zheng è dolore e indignazione. In quelle strade ho girato le prime scene di Io Sono Li. Oggi sono stato a vedere Le Candele di Torpignattara
13.12.2011 Ci sono molte persone che vorrebbero vedere Io Sono Li, ma non lo trovano nella loro città. Per questo abbiamo lanciato l'idea di IO VOGLIO VEDERE.


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KOSOVO: VECCHI E NUOVI DISAGI

Ho avuto l’occasione di vivere, attraversare, conoscere e raccontare il Kosovo tra il 2000 e il 2002.

Ne ho spesso tratto una sensazione di disagio; ho sempre trovato intollerabile che un popolo non avesse avuto la possibilità di trasformare il proprio dolore e la propria sofferenza in una rinascita di dignità e libertà.

La comunità internazionale che ha voluto la guerra in Kosovo per fermare le violenze etniche volute dai poteri nazionalisti di Belgrado, per rompere la propria alleanza decennale con la dittatura di Milosevic, per dare corpo alla nuova strategia di compresenza di azione militare e intervento umanitario e per liberare un corridoio sicuro tra Turchia e Europa, non ha mai fatto nulla per permettere ai Kosovari di costruire una propria reale, dignitosa, viva e democratica indipendenza o autonomia che fosse.

Europa e USA hanno fatto molto per sostenere le parti più anti-democratiche e corrotte del potere kosovaro, avvallando o coprendo economie illegali e formazioni paramilitari; molto poco hanno fatto per diminuire la devastante ed evidente dipendenza economica, militare e politica a cui “umanitariamente” la regione è stata sin da subito comodamente abituata; percentualmente irrilevante è ciò che è stato poi fatto per provare a costruire un dialogo interetnico strutturale e duraturo.

In poche parole ciò che è stato fatto è regalare a due milioni di persone (pochissimi e facilmente controllabili) l’illusione di aver conquistato il loro sogno di libertà, creando in realtà una regione dipendente e asservita agli interessi economici, politici e militari di chi gestisce da quasi dieci anni questa stessa concessione.

Essere amici di questi interessi è l’unica moneta a disposizione del Kosovo.

Una regione di 2milioni di persone dove vengono investiti miliardi di euro e dollari per mantenere personale militare, politico e amministrativo e per costruire importanti e strategiche infrastrutture, non può che essere una regione dipendente da questi investimenti.

E difatti l’economia del Kosovo non ha altro, la sua indipendenza politica nasce come azione mediatizzata priva di un processo democratico costituzionale (avvallata indirettamente da una minoranza andata al voto nel novembre 2007), i suoi simboli nazionali sono due bandiere straniere (quella albanese e quella statunitense), un simbolo storicamente e geo-politicamente decontestualizzato (la statua della libertà) e l’inno di una comunità di cui non fa parte, quella europea, se non per il fatto che ne utilizza, per concessione “umanitaria e transitoria”, la moneta.

Per questo a distanza di 5 anni dalla mia ultima visita in Kosovo leggendo i numerosi reportage di giornali, siti e ong sento ancora vivo quel disagio: mi dispiace profondamente che ai kosovari albanesi non sia oggi concessa la giusta possibilità di vivere la liberazione dal proprio dolore, ma venga venduta come liberatoria una farsa mediatica gestita da un gruppo di scaltri amici degli interessi stranieri sulla loro regione.

Così mi sembra di una saggezza spiazzante l’affermazione del pope ortodosse di Decani, padre Ksenofont, che ho letto oggi sui giornali: “il vero problema non è il 17 febbraio, ma sarà il 18, quando i kosovari si renderanno conto che questa festa nulla ha cambiato in una regione in mano ai poteri dei clan mafiosi, in cui disoccupazione e povertà segnano la vita di tutti coloro che vorrebbero una vita onesta di lavoro e dignità”.

Sarebbe bello che in Italia esistessero movimenti e forze politiche capaci di riflettere e agire su tutto ciò: invece l’unico spazio rimane quello mediatico, che auto-consuma le sue stesse creazioni, lasciando alla politica solo il compito di organizzarsi al meglio per sfruttarne il potere di risonanza. I contenuti e la realtà possono scomparire. Sono inutili dettagli di una sovrastruttura molto più capace di generare interesse e quindi reddito.

Per chi ne avesse voglia, ho trovato interessante rileggere gli appunti presi in un viaggio kosovaro nell’estate 2001.

Molto interessanti sono anche gli articoli pubblicati in questi giorni dall’ Osservatorio Balcani.



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2 commenti:

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  2. Ciao Andrea, premetto che sarà un commento un pò lungo questo mio ma cercherò di proporre un'analisi del Kosovo di tipo antropologico culturale, per cercare di capire i motivi che rendono così instabile questa regione. Anche io come te mi occupo di cooperazione e sono stata in Kosovo per alcuni anni.

    Nella storia della Jugoslavia il Kosovo ha sempre svolto il ruolo di regione “scomoda”: piccola, povera ma contesa ed inserita in logiche geopolitiche e di rivendicazioni storiche e culturali sfuggenti.
    La guerra in Kosovo si è connotata per essere l’ultima fase conclusiva della guerra civile che ha portato alla disintegrazione della Repubblica Federale di Jugoslavia e con essa l’ideale del maresciallo Tito di promuovere, con una politica “del bastone e della carota”, la convivenza tra le diverse etnie che per secoli sono sempre state in lotta tra loro.
    Le guerre nei Balcani hanno una precisa genealogia che da un lato è recente, dall’altro si perde nella notte dei tempi fra dominazioni turche e asburgiche e la formazione di identità nazionali in tutta l’area. Si può affermare che almeno dall’Ottocento ogni due generazioni si è scatenata una vera e propria guerra nell’area balcanica: abitualmente con una generazione che resta in stallo per consentire a quella successiva di rimettersi in azione. Guerre che hanno devastano la regione, riproponendo all'infinito un modello di convivenza basato su un equilibrio distruttivo. Ed in queste diverse guerre, che l’hanno resa una delle regioni più instabili a livello mondiale, le diverse comunità sono state, a seconda dei periodi storici, vittime o carnefici.
    In Kosovo gli anni ’90 sono stati gli anni della repressione da parte della comunità di minoranza numerica ma più forte politicamente, i Serbi, contro la maggioranza numerica ma povera e tenuta in repressione, gli Albanesi, i quali hanno subito soprusi e violenze di ogni genere. La comunità albanese creò in quegli anni una sorta di stato clandestino a dir poco capillare, fatto di scuole, sanità, sostegno economico, tutto all’oscuro dei serbi. Ora che, dopo la guerra del ’99, la comunità albanese rappresenta la maggioranza numerica e politica, la sparuta comunità serba residente in Kosovo, deve subire le stesse angherie subite dagli albanesi in precedenza. Di conseguenza i serbi si sono attivati per creare scuole parallele, aiuti economici, ecc. Tutto in maniera clandestina e quindi illegale. E la storia si ripete.
    Il Kosovo albanese negli ultimi anni si è nutrito dei miti legati alla guerra di liberazione, alla rivendicazione territoriale, ai diritti da sempre negati ma ora pretesi di autodeterminazione come popolo. Ma sono miti fasulli, creati dal nulla, che con un soffio cadono giù, come i castelli fatti di carte da gioco. Miti fomentati dalla stessa classe dirigente albanese, atti probabilmente a distrarre la gente con queste forme di mitopoiesi onde evitare che l’interesse popolare si focalizzasse sulle questioni urgenti da risolvere per cambiare finalmente il corso di una storia connotata fin troppo da crimini e violenza. In realtà i kosovari hanno rinunciato alla autodeterminazione in cambio della presenza massiccia in tutto il territorio delle forze armate straniere della NATO e della amministrazione delle Nazioni Unite ed ovviamente del fiume di soldi annessi e connessi. Vivono in una terra che non amano, che realmente non sentono propria. Infatti il territorio “liberato” dalla guerra NATO non è rispettato come proprio patrimonio, come qualcosa da salvare e valorizzare. Per chi visita il Kosovo ciò che salta tristemente subito all’occhio sono i maltrattamenti che quella bella e verde regione devono subire da parte della maggioranza albanese: incuria, distruzioni, costruzioni abusive e tonnellate di rifiuti ovunque. Tutto ciò emerge come un lampante atto di riconoscenza di non essere a casa propria ma di qualcun altro.
    Ed infatti la cura, la pulizia, l’ordine, sono elementi che contraddistinguono solo ed esclusivamente l’interno delle case degli albanesi. Caratteristiche che denotano un atteggiamento tipico dell’essere umano: la cura è riservata solo per proprie cose. Le immondizie, la sporcizia, il degrado, sono lasciati fuori dalla porta di casa. L’unica cosa da preservare, il vero ed unico mito su cui si fonda la cultura albanese è la famiglia, che ha nella casa il concretizzarsi del suo essere. Il codice genetico del Kosovo, come quello dell’Albania affida alla famiglia un ruolo preminente. Le regole e le prescrizioni sociali che hanno validità discendono in parte dal Kanun, il codice di condotta di Lekë Dukagjini, eroe della resistenza all’Impero ottomano. Le regole riguardano tutti gli aspetti della vita sociale: famiglia, matrimonio, casa, società, lavoro, onore, giustizia.
    Per quanto riguarda il sistema familiare, codificato dal Kanun, l’unica famiglia possibile è quella di tipo patriarcale e si basa sul clan, ossia una famiglia allargata con a capo il maschio più anziano. La donna è considerata come un otre, fatta per portare peso; il suo unico scopo è legato alla riproduzione. I matrimoni sono lo strumento per stabilire alleanze tra famiglie e quindi combinati all’insaputa degli interessati.
    Il Kanun, codice vecchio di settecento anni, non può rappresentare di certo l’unica chiave di lettura della società kosovara. Però storia e tradizione si sono parzialmente tramandate, forgiando una struttura sociale incline a chiudere il gruppo in una forma familiare allargata, cosa che ha influenza su ogni aspetto della vita sociale, sulla politica e sulla gestione delle istituzioni (Cfr M. Tacconi, Uno stato in miniatura, una mafia onnipotente, in Narcomafie, Giugno 2007).
    In Kosovo l'individuo non appartiene a se stesso, ma alla società familiare. Il nome non è importante, è il cognome che fa la differenza: le persone sono riconosciute esclusivamente per essere parte di un clan. Non esistono persone sole, e quelle poche che ci sono, sono dei disgraziati, rifiuti della società che non avranno alcuna possibilità di riscattarsi. È molto importante cogliere la dimensione subliminale di questo processo di familismo a tratti fanatico, perché questo rende ragione anche di eventi gravi – come può essere una guerra etnica – che sembrano fuori dalla storia e dalla civiltà, ma che in realtà sono dentro una programmazione genealogica familiare ed acquistano il senso di una continuità storica improntata alla necessità di vendetta, di riparazione dei torti subiti, di sacrifici umani che in termini molto concreti possano sanare le antiche ferite. Ed infatti uno dei pilastri su cui si è retta la cultura albanese per secoli è stata la faida familiare, contemplata dal Kanun.
    Sono affermazioni piuttosto gravi. D’altronde uscire dall’inconsapevolezza e dalla banalità della violenza significa riappropriarsi della memoria in senso critico e rielaborativo, abbandonando una visione basata sulla pura e semplice rievocazione del passato. Basti considerare come gli albanesi del Kosovo venerino Giorgio Castriota Scanderbeg - Gjergj Kastrioti Skënderbeu, le cui prodezze di resistenza contro le mire espansionistiche dei turchi risalgono al ‘400, ma realmente sono in pochi a conoscerne il contesto storico, la storia e le motivazioni di questo personaggio. Ogni ricostruzione storica è complessa e richiede riflessione, senso critico e di rielaborazione di quello che è avvenuto.
    Il procedimento di rielaborazione storica è un processo formativo e culturale che necessariamente dovrebbe impegnare un’intera generazione per essere efficace. Sembra una ripetizione di quello che successe alla fine della seconda guerra mondiale: tanti paesi europei pretesero di uscire dalle dittature senza fare i conti con il loro passato. Questo purtroppo è avvenuto anche in Italia. E proprio partendo dalla nostra storia che si può affermare la necessità che i popoli vissuti in una situazione di profonda violenza debbano essere aiutati a ritrovare la capacità di uscire dagli “ingorghi genealogici”, ed a ritrovare il senso della memoria costruttiva.

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