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Gheri e il collasso

La settimana scorsa sono stato prima in Sicilia, nei porti dove la missione Mare Nostrum porta i profughi intercettati sulla rotta dalla Libia, e subito dopo al Parlamento Europeo ad una conferenza con decine di giovani da tutti i Paesi membri. Al ritorno ho scritto di getto quanto segue. 
Speravo che la notizia dell'ennesima tragedia potesse tardare il più possibile. 
Purtroppo non è stato così. 


Gheri e il collasso.


E' vero, siamo al collasso. Ma non al collasso dell'immigrazione, al collasso del sistema che abbiamo provato e ancora cocciutamente proviamo a costruire. Un sistema folle che si è illuso, o meglio ha deciso di illudersi che era giusto puntare tutto sulle misure di contrasto. Abbiamo deciso che noi potevamo fermare l'infermabile e l'abbiamo deciso per quattro solidi motivi: 


1. per non far emergere le nostre responsabilità rispetto alle cause
2. per creare occasioni di business privato con fondi pubblici nella gestione delle varie emergenze
3. per garantire sacche di irregolarità alle nostre economie liberiste e/o corrotte.
4. per alimentare da una parte o arginare (inseguendoli) dall'altra la crescita dei populismi nazionalisti e xenofobi.

Non parlo per partito preso, ma perché da una parte sto seguendo con esperienza diretta gli sviluppi dello scenario libico-siciliano e dall'altra sto leggendo materiali di ricerche e di studi internazionali liberi dalle faziosità dei dibattiti provinciali italiani.
Nelle ultime settimane ci sono stati vari allarmi lanciati dal Ministero degli Interni e le tensioni lungo i confini sud d'Europa (non solo quello con la Libia, ma anche quello di Ceuta-Melilla e quello greco-turco) stanno creando molta preoccupazione nelle task force europee a cui è affidata la lotta all'immigrazione clandestina. La logica, purtroppo, è quella di guerra: dove passano i corpi significa che stiamo perdendo e quindi vanno rinforzate le truppe. Con una differenza enorme: questi corpi-nemici non puoi ammazzarli (almeno non direttamente) e quindi una volta respinti da una parte cercheranno di passare da un'altra, non decideranno certo di tornare a casa.

I 600mila di Alfano o gli 800mila di Pinto di base non hanno alcuna base di verificabilità e non viene fornita infatti alcuna fonte chiara di questi dati. Equivalgono all' "esodo biblico" di Maroni del 2011. Ma hanno un significato molto chiaro: "Aiuto, dateci più soldi e più truppe se no perdiamo la guerra!". Un grido d'allarme a cui ormai opinione pubblica e classe politica rispondono senza alcuna esitazione, chiamando al massimo in causa l'Europa, ma di base accettando la logica: più soldi e più truppe per fermare il nemico.

I continui gridi di allarme, così come le continue situazioni di aumento della pressione migratoria, dovrebbero invece generare un altro tipo di riflessione e consapevolezza: questa guerra non ha senso, continua a costarci e non risolve nulla. E' un sistema di gestione che non funziona, anzi che di fatto non esiste. Non esiste perché per "sistema di gestione" non intendo quello che Pinto coordina, la Polizia di Frontiera, ma un sistema di accoglienza e gestione integrato che sappia occuparsi del fenomeno in varie sue fasi, un sistema che l'Europa ha rinunciato a costruire puntando tutto o quasi su gestione securitaria, repressione e controllo. Abbiamo per vent'anni provato e stiamo continuando a provare a mettere tappi sui buchi, a chiudere i rubinetti, a ricucire gli strappi. E non sappiamo quasi per nulla creare percorsi di decompressione e di movimento regolare.
Interpretiamo tutto ciò che succede come una guerra tra i nostri sistema di sicurezza e i loro corpi e abbiamo chiesto ad alleati poco puliti di aiutarci a fermare i corpi (ammazzando dove necessario, ovviamente). E se gli alleati non collaborano o fanno il doppio gioco (come milizie e polizie libiche in questo momento) non abbiamo altri strumenti di gestione, se non piani di emergenza affidati all'umanità di chi dovrebbe controllare e si ritrova di fatto ad accogliere.

Ministro Alfano e Presidente Renzi, ora alzate la voce di protesta verso l'Europa, ma provate a rispondere a due domande: 
1.Pensate davvero che lo strumento giusto di azione europea sia Frontex? cosa dovrebbe fare secondo voi Frontex? Davvero credete che siano grado di fare qualcosa? Se siete informati sui fatti sapete che in realtà non ha strumenti reali di azione, se non quelli di aiutare l'Italia e gli altri Paesi membri a rafforzare le pressioni sui Paesi Terzi perché chiudano i rubinetti con qualsiasi mezzo. Ma se la nostra gestione si affida sempre e solo sulla chiusura dei rubinetti, ci sarà sempre nella storia qualcuno che quei rubinetti ogni tanto li riapre per avere più soldi da noi e da Frontex messi insieme. Ogni tanto sarà più utile riaprirli e ogni tanto più utile richiuderli. 
2. Sapete cosa sta succedendo tra Libia e Italia, vero? Sapete cosa sta facendo Mare Nostrum, vero?Suppongo e spero di sì. Allora abbiate il coraggio di raccontarlo all'opinione pubblica e farlo capire. Fate capire agli italiani che stiamo organizzando corridoi umanitari per profughi siriani e africani senza però avere né il coraggio di dirlo, né il coraggio di farlo fino in fondo (i profughi per raggiungere le nostre navi militari pagano migliaia di euro ai poliziotti libici, quelli che voi chiamate trafficanti, ma con cui poi cercate di trattare per chiudere i rubinetti), né il coraggio di portarlo in Europa con chiarezza, preferendo non identificare i profughi e lasciarli andare al nord, senza però rivendicare questa scelta.

Questa situazione è profondamente ipocrita e pericolosa.
Centinaia di poliziotti, marinai, carabinieri e finanzieri (e pochissimi civili, ancor meno civili davvero preparati sul fenomeno) sono chiamati in queste ore a gestire operazioni di accoglienza per migliaia di persone, ma lo fanno nell'assenza totale di dibattito pubblico e di responsabilità politica.  Nel frattempo nell'arena pubblica l'unica cosa che continuate a dire è: bisogna aumentare i controlli, migliaia di invasori vanno fermati. Più soldi e più truppe per la guerra. Da una parte usate i soldati per fare un lavoro che non sono tenuti a saper fare (o che hanno imparato a fare anche se non era loro compito), dall'altra dite che dovete aumentare i soldati per fermare chi state accogliendo. Faccio davvero fatica a seguirvi.
Per questo siamo al collasso. Un collasso di dimensioni storiche enormi, un collasso italiano ed europeo, che proviamo a non dire, ma che segna ogni giorno, corpo dopo corpo il solco drammatico ed epico tra la nostra civiltà e la dignità umana.

C'è un'altra strada?
Certo che c'è. L'altra strada è fornire alla persone vie di fughe protette (per i profughi, come i siriani e gli eritrei) o percorsi regolari di viaggio (per i migranti economici). Limitati e selezionati se non vi fidate all'inizio, ma poi vedrete che la storia vi dimostrerà che conviene aprirli, sempre che il vostro scopo sia quello di rispettare i diritti delle persone e far crescere equità e sviluppo equo. Se invece lo scopo è continuare a generare occasioni di sfruttamento, manodopera a basso costo e rafforzamento dei poteri forti, allora continuate nella stessa direzione.
Le pressioni diminuiscono solo lì dove le frontiere cadono e per far cadere le frontiere bisogna costruire spazi di libera circolazione (graduale se volete) che rimettano in gioco equilibri e permettano di scardinare privilegi e cambiare la storia. Se no rimanevamo nel feudalesimo o nell'impero romano, con padroni e schiavi. O vogliamo tornarci? A volte il dubbio è ampiamente legittimo di questi tempi.
Ma come si fa tutto ciò? Costa una marea di soldi, no?
Pinto l'ha raccontato con chiarezza e grande professionalità: negli ultimi 7 mesi abbiamo speso solo per Mare Nostrum e dintorni circa 70milioni di Euro, ai quali vanno aggiunto i circa 35milioni spesi dai 23mila migranti (una media di 1500 euro, per essere cauti) per partire dalla Libia. Diciamo insomma 100milioni di Euro per gestire il salvataggio e la prima accoglienza di 23mila persone, sono circa 3000 euro a migrante. 3000 euro per poi lasciarlo, nella gran parte dei casi, libero di andare dove vuole, sapendo che vuole raggiungere parenti o amici, che "per nostra fortuna" stanno soprattutto in altri Paesi europei. Una cifra davvero elevata (e destinata ad aumentare nei prossimi mesi), che è servita (ed era ora) a far arrivare vive delle persone, ma che non aiuta in alcun modo a gestire il fenomeno nella sua complessità.
Questi soldi non arrivano per miracolo, sono soldi pubblici che se vengono investiti in una direzione significa banalmente che non vengono investiti in un'altra: l'Italia e l'Europa non investe quasi nulla per capire come dialogare con le ragioni delle partenze, per capire come fermare le cause, per capire come correggere le nostre responsabilità nel capire come costruire circuiti virtuosi tra migrazione e sviluppo. E non lo fa non solo perché investe tutto o quasi nel sistema securitario, ma anche perché nel frattempo quella che era cooperazione allo sviluppo è diventato business umanitario, affidato nella maggioranza dei casi a grandi multinazionali che curano le ferite e aiutano le emergenze, ma che non fanno quasi più nulla d'altro. 

C'è un'ultima cosa che vorrei chiarire.
Tutto questo non lo scrivo perché mi piace fare l'opinionista o perché cerco consenso. Lo faccio perché da sempre, molto prima di essere ufficialmente "regista", amo incontrare e conoscere i protagonisti di questo fenomeno epocale. E quando passo ore, giorni o settimane con i loro racconti, poi non ce la faccio, non posso stare zitto. So che è pochissimo, ma almeno questo pochissimo glielo e ce lo devo.
Pochi giorni fa ad esempio ho conosciuto Gheri, un trentenne eritreo. Era appena arrivato in Sicilia, da pochissime ore, grazie alla barca pagata ai poliziotti/trafficanti libici e grazie alle navi militari italiane che l'avevano recuperato dopo poche ore di navigazione. Ho parlato con Gheri perché Gheri parla un inglese perfetto e Gheri parla un inglese perfetto perché Gheri ha una laurea in Psicologia all'Università di Amsara grazie alla quale aveva lavorato un anno per una ONG inglese e poi per altri 6 mesi per il Ministero della Salute eritreo. L'ONG lo pagava 15 euro al giorno, una cifra assolutamente dignitosa per l'Eritrea, ma poi se n'è andata e il nuovo lavoro con il Ministero della Salute era invece pagato 50centesimi al giorno. Gheri ci ha provato per un po', ma poi ha capito che era impossibile, che non c'era alcuna possibilità di sopravvivere, se non entrando a far parte dei capi del Ministero, legati ovviamente ai poteri corrotti della dittatura governativa. Nulla a che fare con la psicologia, che Gheri ama e che ora, arrivato in Italia grazie alla strana e confusa alleanza tra trafficanti e militari, spera di poter studiare ancora. Non Italia, in Svezia. Ho spiegato a Gheri come fare per evitare di rimanere in Italia e per provare ad andare in Svezia, mi ha abbracciato, io l'ho abbracciato e ora spero sia ancora in viaggio.

Andrea


P.S. un ultimo consiglio se ci tenete ai numeri: datevi un'occhiata al meraviglioso grafico di questo sito  http://peoplemov.in/ e capite quanto il nostro problema di "esodo biblico" sia da contestualizzare nella complessità dei flussi migratori che coinvolgono il mondo in questa epoca, un fenomeno che non riguarda certo solo la "nostra povera Italia", ma che è diretta conseguenza della crescita inaccettabile e disumane degli squilibri economici. Se non mi capite provate a vivere con 50 centesimi al giorno, come Gheri.